Tempo

Siamo in balia di una fottuta illusione. Crediamo che il tempo ci sia servo e che non possa licenziarsi senza il nostro consenso. Il tempo va e viene, si ferma, riprende a dondolarsi da sé senza alcuna nostra spinta. E’ lui il consenso stesso, è lui la pura decisione, è lui il movimento, è lui che gira il pollice in alto o in basso. E’ lui che decide il come e il quando in astempo-che-sfuggesenza di pietà verso di noi.

 

Il tempo non ci aspetta. Il tempo non ci concede nessuna seconda occasione. Il tempo è boia. Il tempo è salvatore. Il tempo è sale sulla ferita e zucchero nella marmellata.

Saranno anche solo parole, ma se quelle parole non vengono dette in tempo a chi verrà a mancare, a chi domani se ne sarà andato, a chi non potrà più tornare, a chi aspettava solo quello da noi, a chi ci ha amato in silenzio o gridando, a chi ci ha odiato in pompa magna o nell’angolino di una camera tridimensionale, se quelle parole non verranno dette quando si può dirle, andranno perse per sempre e il per sempre, è dilaniante. Distrugge dentro, goccia a goccia. Le parole negate cambiano il corso delle cose, come quelle rivelate. E il tempo non fa fermate. Quello che si poteva dire e non è stato detto, se lo porta via il vento del niente. Diciamole queste cose che faticano a risalire la via del timore.

Ora, domani mattina, non più tardi del tramonto, perché il tempo non ci da certezze della prossima alba, e la vita non ci da certezze della presenza di chi conta per noi. Parliamo finché il tempo è distratto, che poi riprende le redini del suo cavalcar e noi, noi siamo fottuti.

 

Chiarasandra Trevisan